La geometria dell'universo: piatta o a forma di sella?
La geometria locale dell'universo sarebbe piatta, cioè con curvatura
nulla, oppure aperta, con curvatura leggermente negativa. Lo afferma un
nuovo lavoro teorico, basato sulle ultime misurazioni del satellite
Planck, che studia le anomalie di temperatura della radiazione cosmica
di fondo. Queste anomalie sarebbero da collegare alle fluttuazioni
quantistiche della radiazione che permeava l'universo pochi istanti dopo
il big bang e anche alla densità della materia dell'universo, il cui
valore è intrinsecamente correlato alla curvatura dello spazio e alla
sua geometria, secondo le leggi stabilite dalla teoria della relatività
generale.
Piatta, oppure leggermente aperta, con una forma che ricorda quella una
sella: potrebbe essere così la geometria del nostro universo, secondo un
nuovo studio apparso sulla rivista “Physical Review Letters”
a firma di Andrew R. Liddle dell'Istituto di Astronomia dell'Università
di Edinburgo a Blackford Hill, nel Regno Unito, e Marina Cortês, del
Centro di astronomia e astrofisica dell'Università di Lisbona, in
Portogallo. I due ricercatori sono arrivati a questa conclusione
analizzando dati della missione spaziale Planck dell'ESA, l'agenzia
spaziale europea, che hanno confermato quelli registrati precedentemente
dalla Wilkinson Microwave Anisotropy Probe (WMAP) della NASA.
Le due missioni avevano lo scopo di studiare la radiazione cosmica di fondo, o CMB (cosmic microwave background),
l'“eco” elettromagnetica nello spettro delle microonde dell'esplosione
del big bang. Quando fu scoperta nel 1964, questa radiazione appariva
isotropa, cioè identica in qualunque direzione dello spazio, un
risultato rimasto valido per decenni, finché i progressi della
tecnologia hanno permesso di rilevare anche minime variazioni nella sua
temperatura, in media pari a 2,7 kelvin.
Un'immagine
del satellite Planck dell'ESA sullo sfondo della mappa delle anomalie
della temperatura della radiazione cosmica di fondo (Cortesia ESA)
È
stata la sonda COBE della NASA, nei primi anni novanta, a mostrare che
il fondo di microonde non è omogeneo, ma aveva una struttura granulare
in virtù di anomalie della temperatura, come si può constatare dalle
mappe in falsi colori realizzate proprio a partire dalla misurazione di
queste anomalie.
Da queste mappe risulta evidente che le anomalie
non si presentano solo su piccola scala, cioè tra punti vicini della
volta celeste, ma anche tra l'emisfero nord e quello sud: la temperatura
media è infatti la stessa nei due emisferi, ma l'entità delle
fluttuazioni in un emisfero sono del dieci per cento maggiori che
nell'altro. In altre parole, in un emisfero i punti freddi sono più
freddi e quelli caldi sono più caldi.
Nel 2008, un gruppo di ricerca del California Institute of Technology ha elaborato un modello fisico
in grado di spiegare questa asimmetria in termini di una variazione di
densità dell'universo su larghissima scala. In questo modello, le
variazioni hanno a che fare con la cosiddetta inflazione, cioè il
fenomeno di espansione incredibilmente accelerata che avvenne pochissimi
istanti dopo il big bang e che portò, in un arco di tempo brevissimo,
le dimensioni dell'universo da infinitesimali, miliardi di volte più
piccole di un protone, a quelle di un pallone da calcio, liberando una
radiazione che ha permeato tutto l'universo. Le fluttuazioni
quantistiche in questa radiazione sono all'origine delle disomogeneità
delle masse nell'universo.
Rappresentazione
grafica della geometria locale dello spazio in funzione del parametro
di densità omega, definito come il rapporto tra le densità media di
materia e il valore di densità critica: quando omega è maggiore di 1, lo
spazio è chiuso e la sua geometria è sferica; quando è minore di 1 è
aperto e la sua geometria ha la forma di una sella; quando è esattamente
pari a 1 è piatto, o euclideo (Wikimedia Commons)
Una
teoria dell'inflazione recentemente modificata prevede che le
fluttuazioni quantistiche abbiano riguardato non solo la densità di
materia ma anche la curvatura. In quest'ultimo lavoro, Liddle e Cortês
sostengono che queste iniziali fluttuazioni della curvatura possano
essere intrinsecamente collegata alla geometria del nostro universo, che
secondo la teoria della relatività generale potrebbe avere tre tipi di
geometria locale – aperta, chiusa o piatta – in funzione dal valore di
densità dell'universo rispetto alla “densità critica”, corrispondente al
valore di densità media necessario per arrestare l'espansione
dell'universo. Questa densità è a sua volta legata al valore di
curvatura locale dello spazio (nella relatività generale, ogni massa
determina una curvatura dello spazio circostante, un po' come un oggetto
pesante tende un lenzuolo su cui è posato).
Quando la densità è
esattamente pari alla densità critica, la curvatura locale dello spazio
è nulla, e la geometria locale è piatta o euclidea. Quando la densità è
inferiore a quella critica, la curvatura è positiva, e la geometria è
sferica. Il terzo e ultimo caso è quello in cui la densità è superiore
al valore critico. La curvatura è negativa e la geometria è iperbolica, e
nelle rappresentazioni grafiche è simile a una sella.
Le attuali
osservazioni in definitiva portano a ipotizzare che il nostro è un
universo piatto, anche se l'incertezza nelle misurazioni della densità
di circa l'uno per cento indicano che potrebbe essere aperto, seppur per
poco. Ciò significa che potrebbe essere apparentemente piatto, pur
essendo in realtà curvo, con una raggio caratteristico su una scala
estremamente ampia.
Liddle e Cortês ammettono che attualmente la
loro teoria è fortemente speculativa: per verificarla si attendono i
nuovi dati di Planck, che verranno pubblicati l'anno prossimo, e in
prospettiva quelli della missione Euclid dell'ESA, il cui lancio è
previsto per il 2020.
Tratto da Le Scienze Articolo
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